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A Roma in un parco pubblico la scorsa settimana alcuni cani sono morti in pochi minuti sotto gli occhi disperati dei loro padroni assolutamente impotenti ad aiutarli in qualsiasi modo. Quasi certamente sono stati avvelenati, probabilmente con la stricnina.
Dopo un iniziale clamore, la notizia è scomparsa dai giornali e sulla vicenda è sceso il silenzio. Forse si pensa che si tratti di un fatto eccezionale, ma la questione dei bocconi avvelenati con tre cani morti in poche ore, sabato al Parco di Monte Mario, non è liquidabile in questi termini. Quella dei bocconi avvelenati è una piaga orrenda che, se non è molto frequente a Roma, invece in altre regioni, Toscana ed Umbria in testa, è ben conosciuta. Basta visitare il sito www.bocconiavvelenati.it per avere un quadro meno “opaco” della situazione.
Nel caso specifico, le istituzioni, l’ufficio dei diritti degli animali del Comune di Roma, le forze dell’ordine, tutti hanno reagito bene di fronte ad una situazione anomala ed inattesa. La raccomandazione lanciata da Monica Cirinnà ai cittadini è certamente di buon senso: superate la paura, continuate a portare fuori i cani, ma usate come cautela la museruola, per proteggere i cani. Così sarà difficile che possano ingerire qualcosa di dannoso.
Un messaggio giusto, soprattutto perchè invita a non cambiare il proprio stile di vita per paura.
Uscire con il cane è una pratica sempre più diffusa che amplia le possibilità e le capacità individuali di socializzare e permette ai vari gruppi che si formano spontaneamente di “vivere e controllare” in modo assolutamente involontario ed informale, ma puntuale, aree piuttosto ampie. Nessuno può dire se è proprio questo “controllo” che si vuole limitare con atti così violenti e crudeli. Comunque, l’invito a continuare nelle proprie abitudini aumentando il livello di vigilanza è certamente una scelta condivisibile e da sostenere. Per questo il silenzio attuale che ha avvolto la vicenda ci sembra un errore perché la questione è seria e ben lontana dall’essere chiusa e chiarita.
Servono iniziative anche legislative adeguate che prendano finalmente atto che la “coabitazione” con gli animali è una realtà antica che si presenta in forme e contenuti nuovi nella nostra società e, specie nelle aree urbane, riesce a far emergere bisogni prima non avvertiti. Una realtà che inevitabilmente è esposta alle tensioni che sono presenti nel corpo sociale e che è meno preparata di altre ad affrontarle.
La presenza degli animali nelle famiglie è aumentata molto in termini numerici, ma la coscienza di un sano rapporto con gli animali è cresciuta poco ed in modo non omogeneo. Emerge chiaramente che non è più possibile lasciare i cittadini a sbrigarsela da soli perché la situazione è destinata, così facendo, a degradare ulteriormente.
Certo, esistono le priorità e non tutte le emergenze sono uguali: ma l’impressione è che per gli animali e segnatamente per quelli d’affezione, non si tratti di questo. La vera questione è di riuscire ad ottenere ascolto, riuscire a fare in modo che la politica prenda atto che questa è una questione sociale a cui deve essere fornita una risposta. La strada perché questo avvenga, è la mobilitazione di tutti i portatori di uno specifico problema per arrivare ad individuare le priorità condivise da risolvere. Si tratta, cioè, di creare un movimento coeso di tutte le realtà che nel mondo degli animali d’affezione interagiscono a vario titolo che affronti seriamente il problema della convivenza con gli animali sotto il profilo dei diritti da rivendicare e dei doveri da rispettare e che rivendichi una soluzione a nome di tutti, ai vari e seri problemi che sono sul tappeto.
(U. R.)
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