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Finalmente una buona notizia: dalla prossima stagione non dovrebbero più trovarsi in vendita capi d'abbigliamento "ornati" con pelli di cani e di gatto.
Il Parlamento Europeo,infatti, il 19 di giugno ha approvato, in prima lettura - il divieto all’importazione e al commercio di pelli di cani e gatti nei Paesi UE. Il Consiglio deciderà nel mese di settembre
L’Unione Europea si unisce quindi a USA, Australia, Nuova Zelanda e Svizzera, che avevano già bandito il commercio di tali pelli, utilizzate come inserti nei prodotti di abbigliamento e di alcuni giocattoli. Finora solo cinque dei 27 Paesi che compongono l’Unione avevano bandito le pellicce provenienti dall’uccisione di cani e gatti.
Questo provvedimento, che introduce anche le modalità di attuazione dei controlli alle frontiere, è la conclusione di un processo avviato nel dicembre del 2003 con l’adozione da parte del Parlamento UE di una Dichiarazione scritta che chiedeva il bando del commercio di pelli provenienti dall’uccisione di cani e gatti
Il commercio di pelli provenienti da cani e gatti, infatti, uccide, ogni anno, circa due milioni di animali in Cina, Thailandia, Filippine e Corea (stime HSUS). Occorrono, infatti, dai 10 ai 12 cani per confezionare una pelliccia, molti di più se per realizzarla vengono usati dei cuccioli; 24 se la pelliccia viene confezionata con pelli di gatto: animali randagi appositamente catturati, che vengono tenuti in condizioni indescrivibili fino al momento dell’uccisione, tuttaltro che incruenta.
Senza dubbio questa approvazione costituisce il primo importantissimo caso in cui la legislazione comunitaria ha superato i vincoli imposti dalle regole dettate dal mercato internazionale, facendo scelte etiche nei confronti degli animali, e arrivando a bandire un intero commercio.
L’Italia è stato il primo paese in Europa a vietare, con decisione del 2001, l’importazione e la commercializzazione di pellicce di cane e gatto e ha sempre sostenuto l’esigenza di armonizzare queste regole a livello comunitario.
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