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RICERCA SENZA ANIMALI. ORA SI PUO' AFFERMANO ANIMALISTI E MEDICI

 
I beagle sono la razza canina più usata nei laboratori di ricerca a causa delle loro caratterisitche caratteriale

MILANO, 6 MAGGIO e' stata variopinta la partecipazione al corteo antivivisezione che è sfilato, nel pomeriggio per le vie del centro a Milano, dalla Stazione Centrale a piazza Duomo. L'iniziativa, organizzata dall'Oipa, l'organizzazione internazionale per la protezione degli animali, ha visto la partecipazione praticamente di tutte le associazioni animaliste, dei Verdi e anche dei City Angels. Alla manifestazione hanno preso parte, secondo gli organizzatori, circa 5.000 simpatizzanti. La parola d'ordine di tutta l'iniziativa e' stata: ''Per la ricerca senza animali, vivisettori criminali”. Massimo Comparotto, presidente dell'Oipa, ha dichiarato : ''Noi siamo per il rispetto delle leggi e della legalità ed e' per questo che chiediamo apertamente l'abolizione della legge sulla vivisezione che e' anche tecnicamente inutile e superata perchè esistono possibilità di sperimentazione senza l'uso di cavie''. Mario Furlan, fondatore dei City Angels, ha sottolineato : ''Aiutiamo chi ha bisogno in strada e quindi sia gli uomini che gli animali. E' un fatto prima di tutto di etica''. La parola "vivisezione" significa, letteralmente, "sezionare da vivo", ma chi esegue esperimenti sugli animali preferisce usare il termine meno cruento di “sperimentazione animale” che non richiama altrettanto l’idea della violenza e della tortura anche se, in realtà, la sofferenza e la violenza sono presenti in misura maggiore dove non avviene la dissezione vera e propria (se eseguita in anestesia). Si stima che in Gran Bretagna muoiono ogni anno nei laboratori circa 3 milioni di animali, in Italia circa un milione (quasi 3000 al giorno tutti i giorni) negli Stati Uniti circa 17 milioni; in totale 300 milioni di animali vengono utilizzati per prove inutili e ripetitive, inapplicabili per la salute umana, ancora richieste da leggi ritenute ormai antiquate e superate.
Gli esperimenti condotti da industrie chimico-farmaceutiche, cosmetiche, istituti pubblici ed università ricevono generosi contributi anche dallo Stato che permette l’immissione in commercio di migliaia di sostanze che si rivelano poi tossiche e nocive, riconosciute tali solo dopo mesi o anni a seguito dei danni provocati alla salute umana. L’attuale legge in vigore, la n. 116 del 1992, ha rivelato l’esistenza solo in Italia di più di 500 laboratori di sperimentazione animale in cui avviene di tutto con scarse possibilità di controllo. Non esiste limite nella sperimentazione animale, tra i più comuni: test di tossicità acuta e cronica, irritazione della pelle ed inalazione, avvelenamento, induzione di cancro in varie parti del corpo. Gli animali sono costretti ad ingerire sostanze di ogni genere dalle creme ai pesticidi; vengono torturati con elettrodi nel cervello; vengono modificati geneticamente  nel tentativo di renderli più simili all’uomo.
Gli animali sono simili a noi nel percepire il dolore, l’apprensione, la paura; ma sono diversi per i meccanismi di assimilazione, per struttura fisica e biochimica il che vanifica la validità di sperimentazioni che decretano la sicurezza di un prodotto che poi magari a distanza di anni dalla sua commercializzazione per uso umano si rivela nocivo. Se ne deduce quindi che gli esperimenti non solo non sono utili, ma sono, spesso, dannosi, perchè portano a risultati fuorvianti che danno un falso senso di sicurezza.

Roberto Quercia