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Il mare d'Azov è malato da tempo e rischia di diventare come il Mar Morto: è l'allarme lanciato in Russia da alcuni ambientalisti dopo la tempesta che nel Mar Nero, collegato al Mar d'Azov dallo stretto di Kerch, ha affondato cinque navi, di cui una petroliera che ha perso oltre 1000 tonnellate di nafta, ed altre tre imbarcazioni con un carico complessivo di circa sei mila tonnellate di zolfo. Sarebbero almeno 30.000 gli uccelli morti e 12 i km di costa russa invasi da petrolio. Lo riferisce il Wwf citando un primo bilancio delle autorità russe relativo al disastro del Mar Nero. "Ci vorranno però ancora uno o due giorni per quantificare la reale gravità del disastro, ma il bilancio - afferma il Wwf - è già grave". "Il disastro ambientale provocato dal naufragio delle 5 navi, cariche di zolfo, petrolio e materiali ferrosi, rischia di diventare ancora più grave perché l'Ucraina - riferisce il Wwf - non sembra avere gli strumenti adeguati per affrontare e tamponare incidenti di questa portata. Il recupero del petrolio fuoriuscito è iniziata, ma la situazione meteorologica, con forte vento e tempeste persistenti, rende difficile ogni intervento". La morfologia delle coste, caratterizzate da spiagge basse e sabbiose, rischia di peggiorare la situazione favorendo la penetrazione del petrolio verso l'entroterra. Minori preoccupazioni desta invece la situazione dello zolfo, racchiuso in container che dovrebbero garantire una certa tenuta. "Questo devastante incidente rischia di aggravare un' emergenza ambientale già conclamata nel Mar Nero, uno dei mari più inquinati e a rischio - dichiara Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - si tratta di un incidente che invita ancora una volta ad aprire gli occhi sui rischi del commercio del petrolio, di cui il mare, nonostante decenni di gravissimi disastri ambientali, rimane come sempre la vittima sacrificale".
Ed ora per il mar d’avoz è allarme rosso infatti, secondo gli ambientalisti la sciagura di non può che compromettere ulteriormente la situazione del mar d'Azov, già inquinato da alti livelli di materiale radioattivo, nonché da petrolio e metalli pesanti, come riporta il sito della tv Russia Today. Tonnellate di pesce in decomposizione, tra cui alcune specie geneticamente modificate, stanno diventando fenomeni familiari tra gli abitanti delle coste. Altre specie uniche si sono estinte. La salinità dell'acqua è salita del 3%. Per gli ecologisti bisognerebbe vietare la pesca commerciale per almeno 20 anni, ridurre di metà i trasporti marittimi industriali e bandire qualsiasi esplorazione di gas e petrolio. Altrimenti, di questo passo, sostengono, il mar d'Azov rischia di diventare un altro Mar Morto.
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