FIRMATO IL PIANO PER SALVARE L'ORSO MARSICANO |
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Si chiama Patom, “Piano d’azione per la tutela dell’orso marsicano”, ed è stato siglato il 18 aprile, presso il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per proteggere i circa 60 esemplari di orso marsicano. Alcuni fondamentali punti del testo riguardano le limitazioni alla caccia, indennizzi per gli allevatori alle prese con l’orso, e la creazione di “corridoi” per consentire a questi animali di muoversi nell’Appennino centrale. Il direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, sottolinea che “il piano punta ad attuare tutte quelle azioni necessarie per garantire la salvaguardia della specie dentro e fuori del Parco”. “Si tratta - afferma il dott. Giovanni Potena, amministratore delle Foreste Demaniali di Castel di Sangro - di un piano che, una volta ultimato, sarà recepito con decreto dal Ministero dell’Ambiente e quindi diventerà norma a tutti gli effetti sul territorio nazionale. Il progetto avrà un valore unico in quanto, grazie alla ricerca scientifica, andrà a fornire gli strumenti operativi per tutelare l’habitat dei grandi carnivori e dell’orso marsicano in particolare. Ogni comune o provincia, grazie al futuro decreto ministeriale, avrà una norma da applicare per la salvaguardia dell'orso”. Alcuni esempi concreti di “azioni” previste dal piano sono: limitare la caccia in certi periodi particolari in alcune zone; pagare in tempi ridotti gli indennizzi per i danni causati dall’orso ad allevatori, agricoltori e apicoltori e mettere a loro disposizione recinzioni elettrificate che servono per tener lontano gli orsi. Si tratta in sostanza di conciliare economia e ambiente. Nel piano d’azione sono impegnati anche altri parchi nazionali, tra cui quello della Majella, quello del Gran Sasso e Monti della Laga e quello regionale abruzzese del Sirente-Velino: una presenza decisiva dato che il progetto, ha sottolineato Di Benedetto, “può servire a determinare quelle aree che possono funzionare da ponte di collegamento fra i diversi parchi, creando così corridoi ecologici attraverso cui gli orsi possano spostarsi tranquillamente”. L’orso bruno infatti e' una specie che necessita di grandi spazi, difficilmente circoscrivibili: un orso maschio è stato monitorato su un’area di 200 chilometri quadrati e anche le femmine tendono ad uscire dall’area protetta del parco, spingendosi dove le norme di tutela sono meno rigide e la presenza dell’uomo crea rischi per la specie. Un esempio citato dal direttore del Parco è quello di un’orsa del Parco nazionale d’Abruzzo, che con i suoi piccoli era finita in mezzo a una battuta di caccia nella valle del Sagittario, in una fascia “esterna” del Parco. Pur sapendo che l’animale si trovava lì, gli addetti del parco non potevano intervenire perchè nella fascia esterna del parco la caccia è consentita. La firma del Patom è quindi un evento molto importante per la storia del Parco, un grande passo avanti per la tutela dell’orso marsicano, e il valore del progetto è testimoniato dalla cospicua donazione di una ricca ereditiera americana, che ha finanziato il Patom con 900 mila dollari. Marta Di Cioccio
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