Vivinatura

IL VISCHIO

 



Il  vischio ha una lunga tradizione alle spalle che risale alle antiche credenze Celtiche, secondo le quali era ritenuto una pianta sacra e un prezioso dono degli dei, perchè allontanava dall’uomo le malattie e le sventure portando fortuna e serenità. Nel periodo natalizio è ricorrente il rito del bacio sotto al vischio, in segno di buon augurio per l'anno nuovo. Questa usanza nasce dal potere che i Druidi del nord Europa attribuivano a questa pianta, ritenuta magica e curativa. I Druidi ritenevano infatti che quando due nemici si fossero incontrati sotto una pianta di vischio, avrebbero dovuto deporre le armi e concedere una tregua alle loro ostilità. Da allora l'usanza di appendere del vischio sulla porta di casa, per garantire pace e serenità all'interno della propria dimora, si è estesa in tutto il mondo. In realtà il vischio non è una vera pianta, ma un semi-parassita dotato di polloni che penetrano nel tronco dell’ospitante assorbendone la linfa, ma indipendente per lo sfruttamento dell’acqua e della luce, dato che produce da sè la clorofilla. Non è quindi nocivo come l’edera, che può portare alla morte l’albero a cui s’attacca. Cresce più volentieri sugli alberi da frutto, ma è facile vederlo su alberi latifoglie come ad esempio quercia, pioppi, tigli, olmi e noce e se ne può notare la sua presenza specialmente in inverno, quando i suoi cespugli piantati nei tronchi sono evidenziati dalla perdita delle foglie della pianta che li ospita. Il vischio ha i fiori gialli e frutti dalle bacche ( tossiche per l’uomo) a forma sferiche bianche o giallastre translucide e con l'interno gelatinoso e colloso, mentre le sue foglie oblunghe e coriacee hanno solitamente una  larghezza di circa 2 cm e sono poste a due a due lungo il ramo. La particolarità del vischio di crescere abbracciato agli alberi, ed in particolare alle querce, era attribuita al timore della pianta stessa di «toccare terra» e di perdere così i suoi preziosi poteri. Per questo i Celti adoravano la pianta come un dono del cielo; una sorta di sperma divino proveniente della sacra quercia che doveva essere raccolto con un preciso rituale religioso. Al sesto giorno di luna dopo il solstizio d'inverno e durante la "notte madre" dei Celti, i sacerdoti druidi vestiti di bianco, recidevano i rametti di vischio con un falcetto d'oro e li lasciavano cadere su di un drappo bianco. Il rito si concludeva con il sacrificio di due buoi bianchi e con la distribuzione del vischio al popolo, che poteva così invocare la benevolenza degli dei e sperare nell'effetto benefico e medicamentoso di questa pianta. Nonostante fosse apprezzato da sempre nella medicina popolare del nord, il vischio venne iscritto per la prima volta nelle farmacopee - in particolare quella germanica - non prima della seconda metà del secolo scorso; tempo in cui vennero scoperti e sperimentati per la prima volta i suoi principi attivi. Da circa un secolo infatti, lo studio dei principi attivi del vischio interessa a più riprese numerosi ricercatori con risultati - a dire il vero - spesso discordanti, ma comunque di notevole interesse scientifico.
Le ricerche si stanno orientando sull'attività di un polipeptide e di alcune glicoproteine che vengono genericamente chiamate viscotossine. Questi principi attivi sarebbero in grado di aumentare l'attività del timo, di aumentare le dimensioni della milza e dei linfonodi, di stimolare i linfociti T, di attivare la fagocitosi, di stimolare il midollo emopoietico danneggiato e di aumentare il numero degli eritrociti. Sarebbero in grado, in conclusione, di esercitare un'azione antiblastica, ma i meccanismi di azione di questa importantissima attività farmacologica sono ancora tutti da chiarire. Per il momento, la scienza medica si limita ad una sola e principale indicazione terapeutica del vischio che è certamente quella che si riferisce al trattamento di diversi stati ipertensivi. L'azione antipertensiva dei vischio è attribuita ai flavonoidi e agli amminoacidi liberi presenti nella pianta e avrebbe un meccanismo riflesso a livello delle zone vaso-sensibili dei seno carotideo e dell'area cardio- aortica con un sensibile effetto ipotensivo e bradicardizzante.

Claudia Senatori