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Il mirto è un arbusto spontaneo sempreverde della famiglia delle Myrtaceae. Cresce nelle zone con clima temperato e su qualsiasi tipo di terreno. Originario dell’Asia e dell’Europa mediterranea, vegeta in tutto il mezzogiorno europeo, specialmente in Grecia, Italia, Spagna e nella Francia mediterranea, ma è possibile trovarlo anche nel sud dell’Inghilterra e in Irlanda. In Italia è molto diffuso in regioni come la Sardegna e la Puglia, cresce spontanea insieme a varie altre essenze contribuendo a formare la macchia mediterranea caratteristica di queste regioni.
Anche un occhio poco esperto riconosce facilmente la pianta del mirto che si presenta come un cespuglio di circa 2 metri, con foglie piccole e lucide. Fiorisce nel mese di giugno con minuti fiori bianchi e profumati, mentre le piccole bacche di colore blu violaceo di circa 1 cm di diametro, maturano a partire dalla fine del mese di novembre fino a tutto gennaio.
La storia
La parola Mirto deriva dal latino Myrtus, che a sua volta deriva dal greco Myrtos, sostantivo legato al mito greco di Myrsine, una ragazza imbattibile nelle gare atletiche che venne trasformata da Pallade (divinità greca) in albero di Mirto per aver sconfitto un giovane in una gara ginnica. Si dice che per questo motivo i Greci usassero il mirto per cingere il capo dei vincitori nei giochi Olimpici.
Il mirto compare in numerose leggende legato al nome di Venere, dea dell’amore. Alcuni ritengono che la dea, dopo il giudizio di Paride, si cinse di una corona fatta con questa pianta; altri, basandosi su quanto afferma Ovidio nelle Metamorfosi, sostengono che quando Venere uscì nuda dalla schiuma del mare, si rifugiò dietro un cespuglio di mirto, per nascondersi dagli sguardi di un satiro.
Per questo motivo gli antichi lo consideravano un simbolo dell’amore e della bellezza. Lo stesso Tiziano, il grande pittore veneto del Cinquecento, nel suo dipinto “Amor Sacro e Amor Profano”, mostra una Venere con il capo cinto dal mirto mentre persuade la perfida Medea. Il mirto veniva utilizzato anche per essere offerto agli sposi perchè proteggesse l’unione e assicurasse una prospera discendenza, e in Germania è considerata ancora oggi la pianta propiziatoria nelle nozze.
Presso gli antichi Romani la pianta ebbe un utilizzo anche decorativo: oltre ad abbellire i viali e le piazze pubbliche, era usato come ornamento dalle donne che durante le feste se ne cingevano le braccia, il capo e le caviglie, ritenendolo un potente afrodisiaco in grado di stimolare il desiderio e favorire gli incontri. Fra gli amanti c’era l’uso di cogliere rami di mirto al Solstizio d’estate per stringere un patto di reciproca fedeltà. Si narra che Romani e Sabini si riconciliarono, dopo il famoso ratto, purificandosi con fronde di mirto e piantando due alberi ai piedi del Campidoglio.
Sia i Greci che i Romani ne conoscevano le proprietà medicamentose del mirto, dal quale ricavavano decotti, oli, estratti e pomate con le quali curavano malattie come l’ulcera e alcune affezioni delle vie respiratorie. Altri utilizzi del mirto sono stati, ad esempio, quello di colorante nero per le stoffe e inchiostro per scrittura. Nel medioevo i profumieri ottenevano dai fiori, per distillazione, la cosiddetta “acqua degli angeli”, che rendeva la pelle candida e perfetta.
Utilizzo della pianta
L’uso più conosciuto della pianta di mirto è senz’altro la preparazione del liquore di mirto, prodotto tipico della Sardegna. Questo liquore risale probabilmente al secolo scorso, quando l’infuso veniva prodotto in casa per un uso strettamente familiare. La ricetta, utilizzata ancora oggi da alcune aziende, era molto semplice: una certa quantità di bacche mature veniva messa in infusione in alcool e acqua, e con un’aggiunta di zucchero o miele come dolcificante si otteneva un liquore dolce, genuino, dalle particolari proprietà digestive.
Esistono due varietà di liquore: il mirto rosso si ottiene dall’infusione delle bacche, mentre il mirto bianco si ottiene delle foglie. La produzione comincia dalla raccolta dei frutti del mirto, che maturano verso fine novembre. Da questo periodo, sino al mese di gennaio, si esegue la raccolta delle bacche, che vengono raccolte rigorosamente a mano, in luoghi spesso impervi, poiché non esistono macchine in grado di sostituire la mano dell’uomo, capaci di staccare le bacche dalla pianta senza danneggiare l’arbusto. Per fare questo i raccoglitori si servono di un grosso pettine che viene passato, con estrema cautela, lungo i rami: le bacche, ormai mature, si staccano docilmente e cadono su teli o altri contenitori posti alla base della pianta mentre le foglie, saldamente attaccate alla pianta, non subiscono alcuna rottura. Dopo la raccolta le bacche vengono trasportate entro uno o due giorni nelle aziende per la immediata lavorazione, e dopo una lunga macerazione (fino a sei mesi) la parte solida (le bacche) viene separata dalla parte liquida che resta ancora a maturare nel silos in acciaio. In seguito si procede alla diluizione con acqua ed alla dolcificazione del prodotto, senza aggiunta né di aromi né di coloranti. Dopo una semplice filtrazione il liquore è pronto per l’imbottigliamento. Ancora oggi il sistema per la produzione di questo liquore non è cambiato, e per garantire la qualità del prodotto si è costituita in Sardegna l’Associazione Produttori Liquore di Mirto Tradizionale, che ha stabilito dei parametri qualitativi del liquore di mirto, istituendo una serie di minuziosi controlli sul prodotto in lavorazione e sul prodotto finito affidati alla Università di Sassari ed all’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige. Solo i prodotti che abbiano superato i controlli di questi enti possono esser contrassegnati con il bollino di “qualità controllata” dell’Associazione.
altri usi del mirto
Le bacche del mirto sono saltuariamente utilizzate per insaporire carni e aromatizzare salumi.
In Sardegna viene utilizzato nella preparazione del “porceddu” (il tipico mailalino), del cinghiale e di altra selvaggina, è molto diffusa la trasformazione industriale delle bacche in marmellate e dolciumi. Il legno, durissimo, è ricercato in ebanisteria per lavori d’intarsio
Ricetta del Liquore al mirto
Ingredienti :
200-250 grammi di bacche di mirto mature (quando diventano nere)
1 litro di alcool puro
1 litro di acqua
500 grammi di zucchero
Preparazione:
1- Mettete in un recipiente le bacche di mirto a bagno nell’alcool, che deve ricoprirle, chiudere il coperchio non ermeticamente e lasciare in infusione per circa 20 giorni, mescolando di tanto in tanto.
2- Dopo 20 giorni circa preparate uno sciroppo con acqua e zucchero fino a farlo quasi bollire. Poi fate raffreddare a temperatura ambiente.
3- Nel frattempo passate le bacche e tutto l’alcool con un passaverdure (quello manuale a manovella), e ripassate le scorie che rimangono anche un paio di volte.
4- Filtrate il liquido ottenuto attraverso un passino a maglie fine, meglio se con un telo di stoffa sopra, ed aggiungere lo sciroppo di acqua e zucchero, mescolate bene e mettere in recipienti chiusi (meglio se bottiglie, anche carine, con cui servirlo). Servire ben freddo, anche di freezer.
Marta Di Cioccio
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